Tixi

Alessio Boni a Barumini

Barumini, tramonti di luglio. Il basalto di Su Nuraxi è là da millenni. Tra pochi giorni, sul palco del Barumini Music & Heritage Festival, Alessio Boni porterà in scena La Traviata sono io. Non una semplice lettura, ma un attraversamento emotivo. La sua voce, accompagnata dal Duo Miroirs, darà corpo alle lettere tra Giuseppe Verdi e Giuseppina Strepponi.

Una chiacchierata con l’attore fa scoprire una persona con una sensibilità speciale che prova ad abitare il presente: «Ci sto dentro con fatica, ma quando mi guardo attorno, mi viene da chiedermi se stiamo ancora provando vergogna per qualcosa. Il mondo è un reality di guerra, la vendetta diventa linguaggio e i bambini saltano in aria, e noi lì, anestetizzati. Siamo nel pieno del nostro decadentismo. Ma poi arrivi in un posto come questo, e ti ricordi che la bellezza esiste ancora.»

Gli occhi si illuminano quando parla della Sardegna. «C’è anche del sangue mio. La nonna di mia moglie era di Dorgali, dove torno ogni anno, quest’estate sarò sulla costa occidentale. Poi c’è una luce qui che non c’è altrove, al mattino e alla sera. Una luce strana, unica, che rimbalza. Ti entra dentro e ti rimette a posto.»

Poi torna allo spettacolo, La Traviata sono io. «Me lo ha proposto Filippo Arriva. Ho letto quelle lettere e ho sentito subito qualcosa di speciale. Verdi che ama una donna considerata impresentabile per l’epoca, con passate relazioni e figli illegittimi. Eppure lui la sceglie, la ama, la difende. Un’opera che al debutto fu un fiasco. Lui in verità era già avanti. Ma i geni sono così: li capiamo dopo.»

Il racconto si fa denso. «Mi colpisce quanto quelle parole siano umane, fragili. Sentire Giuseppe e Giuseppina parlare come una coppia qualsiasi, con mancanze, rabbia, dolcezza. È un modo per riportare Verdi tra noi. È la forza del teatro, prendere per mano e accompagnare. E la gente ha voglia di essere portata lì. Dopo questa invasione di schermi, il sudore; dopo la distanza, la verità.»

La  verità lui l’ha scoperta nel momento in cui ha deciso che questa sarebbe stata la vita, nonostante arrivasse da un paese della bergamasca, Sarnico: «Forse quando ho avuto il coraggio di dire: ci provo davvero. Quando ho scelto l’Accademia. Poi l’incontro con Strehler, tre mesi con lui che valevano tre anni.»

Boni non fa sconti, nemmeno a sé stesso. «Non pensavo di fare l’attore. Ho fatto di tutto: piastrellista, babysitter, animatore, pizzaiolo. Volevo fuggire dalla mia realtà. Poi ho visto uno spettacolo, La Gatta Cenerentola, e mi sono detto: voglio fare quello. Servono anni, disciplina. La passione ti porta sul palco, ma se ti si blocca la voce? Servono scuole, percorsi, errori e talento. Anche fortuna, sì. Ma se hai fame vera, se ti brucia dentro, trovi la strada.» Non è facile. E non è facile sopravvivere a un mondo che richiede presenza social e gossip. Non ama esporsi troppo, ma non lo vive come una mancanza. «Mi aiutano altre persone. Io mi sento già disagio quando scrollo instagram. Quel tempo potrei usarlo per leggere, studiare, vivere. La maturità è pensare agli altri. E io, nel mio piccolo, provo a farlo con quello che metto in scena.»

Sorride quando si parla d’amore. La differenza d’età con la compagna Nina Verdelli, una domanda che gli fanno spesso, è un dettaglio. «Quando c’è affinità elettiva, quella che scriveva Goethe, il resto non conta. Amare, ecco, è molto più difficile che innamorarsi. Ma se vedi le stesse cose, se ridi delle stesse cose, se ti appassioni e indigni per le stesse cose allora funziona.»

Verdi può essere una strada. «Quello che vorrei, anche per i miei figli, è che siano liberi. Verdi ha scelto con il cuore. Ha sfidato i benpensanti per amore. Conta che ognuno possa scegliere, senza paura.» Pensa al palco che lo aspetta. «Barumini è meravigliosa. Questa terra, la sua luce, è il luogo giusto per parlare di libertà e di bellezza.»

Pubblicato sull’Unione Sarda il 18 luglio 2025